Guide all'ascolto
Da dove cominciare: tre dischi per entrare in Tupac
Di Selim Rochat · 8 luglio 2026 · 4 min di lettura
Mi fanno sempre la stessa domanda, ed è una domanda ottima: da dove si comincia? In cinque anni di carriera Tupac ha inciso una quantità di musica quasi inverosimile, e il catalogo postumo ha finito per seppellire l’essenziale sotto una montagna di compilation. Ecco quindi il mio ordine. Non è oggettivo. È collaudato. L’ho provato su amici che giuravano solo sul rock, su mia nipote che scopriva il rap attraverso artisti nati dopo il 2000, e su me stesso, una sera del 1996, quando tutto è cominciato.
Prima: Me Against the World (1995)
Lo so, non è il più celebre. Eppure è da qui che bisogna entrare. Me Against the World è l’album più intimo di Tupac, scritto nei mesi che precedono la sua incarcerazione, tra un processo che lo ossessiona e le conseguenze della sparatoria dei Quad Studios del novembre 1994. Esce nel marzo 1995 mentre il suo autore è dietro le sbarre, e vola in cima alla Billboard 200. Un numero uno scritto da un uomo libero, celebrato da un uomo rinchiuso.
Perché cominciare qui? Perché questo disco contiene tutto Tupac in forma concentrata: la tenerezza per sua madre, la paura di morire giovane, la rabbia sociale ereditata da un’educazione militante, e anche l’umorismo, che troppo spesso dimentichiamo. Le produzioni guardano al soul e al jazz più che al gangsta-funk californiano. Caldo, ovattato, quasi confessionale. Se questo disco non ti prende, probabilmente Tupac non fa per te. Se ti prende, sei sistemato per anni. Ho raccontato tutto nel dettaglio nella mia guida d’ascolto completa dell’album.
Poi: All Eyez on Me (1996)
Cambio radicale di scenario. Tupac esce di prigione nell’ottobre 1995, firma con la Death Row Records e in pochi mesi incide un doppio album monumentale, pubblicato nel febbraio 1996. All Eyez on Me è il versante solare. I bassi rotondi del G-funk, i synth che fischiano, le feste, la California coi finestrini abbassati. Ventisette tracce, ospiti ovunque, un’energia da rivincita.
Dopo l’intimità di Me Against the World, questo disco colpisce per la sua ampiezza. È l’album della dismisura, quello che ha trasformato Tupac in superstar planetaria e non più soltanto in rapper rispettato. Ci sono lungaggini, certo, come in ogni doppio album. Ma le vette sono così alte che nessuno le contesta, trent’anni dopo. Ascoltalo forte. Questo disco è stato concepito per le casse di un’auto, non per gli auricolari.
Infine: The Don Killuminati (1996)
Il terzo atto è il più inquietante. Nell’estate del 1996 Tupac registra, in circa una settimana, un album intero sotto un nuovo pseudonimo, Makaveli, in riferimento a Machiavelli. The Don Killuminati: The 7 Day Theory esce nel novembre 1996, due mesi dopo la sua morte a Las Vegas. È un disco cupo, paranoico, attraversato da regolamenti di conti e immagini religiose. La copertina stessa ha fatto discutere a lungo.
Lo metto al terzo posto di proposito. Ascoltato troppo presto, disorienta. Ascoltato dopo gli altri due, sconvolge, perché ci si sente un artista al culmine della propria intensità, che sembra scrivere contro il tempo. Alcuni fan lo considerano il suo capolavoro. Li capisco, anche se il mio cuore resta legato al primo di questa lista.
E gli esordi, allora?
Mi si rimprovererà di ignorare le origini. Non le ignoro, le tengo per dopo. 2Pacalypse Now (1991) è un debutto aspro e politico, appassionante ma ruvido, che rende di più quando la voce la conosci già. Il secondo album, Strictly 4 My… (1993), affina la formula e contiene già qualche classico. E prima di tutto questo, Tupac ha fatto gavetta nei Digital Underground, il collettivo funk di Oakland, prima come ballerino e roadie, poi al microfono. Quegli anni di formazione meritano una deviazione, una volta digerita la trilogia centrale. Gli album postumi, invece, richiedono una cernita severa, e ci dedicherò una guida a parte.
Vinile, CD o streaming?
Domanda pratica, risposta pragmatica. Per scoprire, lo streaming basta e avanza: i tre album ci sono in buone condizioni, e puoi testare il mio ordine d’ascolto senza spendere un euro.
Per affezionarti, invece, niente sostituisce l’oggetto. Il mio consiglio concreto: comincia da Me Against the World in vinile. È l’album le cui produzioni calde traggono più beneficio dal supporto, e il doppio LP si trova a prezzo ragionevole in ristampa recente. All Eyez on Me esiste in cofanetto da quattro LP, splendido ma ingombrante e più caro; riservalo a quando sarai sicuro della tua passione. Il CD resta un’opzione onesta proprio per All Eyez on Me, visto che il doppio album sta su due dischi facili da sistemare. Verifica soltanto, prima di ogni acquisto, che si tratti di una stampa ufficiale: il catalogo di Tupac attira le contraffazioni come pochi altri.
Ecco il mio ordine. Tre dischi, tre volti dello stesso uomo: lo scorticato vivo, il conquistatore, il profeta oscuro. Prendili in questa sequenza, e poi scrivimi per dirmi se avevo ragione.
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