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Strictly 4 My… (1993): il secondo album, più duro, più libero

Di Selim Rochat · 9 luglio 2026 · 4 min di lettura

Copertina dell'album Strictly 4 My N.I.G.G.A.Z… (1993)

Ci sono secondi album che correggono il tiro del primo, e altri che lo amplificano. Strictly 4 My…, uscito il 16 febbraio 1993 per la Interscope, fa le due cose insieme. Più duro di 2Pacalypse Now quando attacca, più leggero quando respira: è il disco in cui Tupac smette di essere una promessa per diventare un artista completo. Quando voglio far scoprire a qualcuno il Tupac di prima della gloria, passo spesso di qui.

Un disco scritto sotto pressione

Tra i due album, la vita di Tupac è cambiata di segno. La polemica lanciata dal vicepresidente Dan Quayle attorno al suo esordio ne ha fatto un bersaglio politico. Le riprese di Juice, di cui parlo nel mio articolo sul film, ne hanno fatto una stella del cinema in ascesa. I guai giudiziari cominciano ad accumularsi. E tutto questo si sente. Strictly 4 My… è un album sulla difensiva e all’offensiva allo stesso tempo, scritto da qualcuno che si sa osservato da ogni parte.

Il tono lo dichiara fin dall’apertura. Dove il primo album conservava qualcosa del militante che argomenta, questo risponde. Ai politici, ai giudici, ai critici. Holler If Ya Hear Me, il pezzo che lancia il disco, è una chiamata alla mobilitazione di una violenza sonora inedita per lui: produzione satura, sirene, tempo da carica. Rap da barricata. Il video, girato come un manifesto, rincara la dose. Tupac non cerca più di convincere, raduna i suoi.

Keep Ya Head Up, l’altro versante

E poi, sullo stesso disco, c’è Keep Ya Head Up. Come può lo stesso uomo scrivere entrambe le cose? È esattamente la domanda che rende Tupac così interessante, e questo album ci risponde meglio di ogni altro. Keep Ya Head Up è una lettera aperta alle donne nere, madri single in testa, sorretta da un campione soul luminoso e da un ritornello cantato di una dolcezza disarmante. Dedicato tra gli altri a Latasha Harlins, adolescente uccisa a Los Angeles nel 1991, il brano prolunga la vena di Brenda’s Got a Baby invertendone però la polarità: dove Brenda constatava un naufragio, Keep Ya Head Up incoraggia, consola, rimette in piedi.

Peso le parole: è uno dei più bei pezzi rap degli anni Novanta, senza distinzione di artista. Ha dato a Tupac una credibilità morale che pochi rapper della sua generazione potevano rivendicare, e continua a circolare oggi, di generazione in generazione, come un brano di consolazione universale. Se l’influenza di Tupac si misura in qualcosa, si misura in canzoni come questa, e ci torno nel mio articolo sulla sua eredità.

I Get Around, il festaiolo dichiarato

Terza faccia, terzo singolo: I Get Around. Ritrovo coi Digital Underground, Shock G e Money-B al microfono e in produzione, atmosfera da festa di quartiere in un pomeriggio d’estate. Il pezzo è frivolo, divertente, volutamente irresponsabile, e funziona a meraviglia. È anche un gesto di gratitudine: Tupac, che ormai vende più dei suoi vecchi mentori, li riporta sul proprio terreno e regala loro una hit.

Qualche purista all’epoca storse il naso, vedendoci una concessione commerciale. Io penso esattamente il contrario. Un album che allineasse dodici Holler If Ya Hear Me sarebbe sfiancante e falso. Tupac era anche quel ventunenne a cui piaceva ridere, sedurre, provocare. I Get Around documenta quella parte lì, e senza di essa il disco sarebbe mutilato.

L’equilibrio che diventa una firma

Ecco il vero apporto di Strictly 4 My…: la formula. Un pezzo politico incendiario, un inno di compassione, una hit da festa, e attorno brani di strada più cupi. Questa architettura la ritroveremo in tutti i grandi album successivi, da Me Against the World fino alle vette del 1996. La critica parlerà più tardi delle contraddizioni di Tupac. Io preferisco parlare di ampiezza. Pochi artisti hanno coperto uno spettro emotivo così largo su un solo disco, ed è qui che quell’ampiezza diventa un progetto consapevole.

Commercialmente, la scommessa paga. Trainato dai singoli, l’album viene certificato disco d’oro entro l’anno, poi prosegue la corsa verso il platino, la migliore prestazione di Tupac fino a quel momento. La Interscope ha ormai in mano un valore sicuro, e per il seguito della storia non è un dettaglio.

Perché ascoltarlo oggi

Prima di tutto per Keep Ya Head Up, ovviamente, se per miracolo ancora non lo conosci. Poi per sentire un artista in piena accelerazione: la voce ha guadagnato autorità, le produzioni varietà, la scrittura precisione. Infine perché questo disco cattura un momento unico, quello in cui Tupac è già celebre ma non ancora risucchiato dalla spirale che verrà. C’è in Strictly 4 My… una libertà di movimento, una gioia di rappare quasi fisica, che dopo non si ritroverà più del tutto.

Un’ultima nota per i collezionisti: le ristampe in vinile di questo disco circolano bene, ed è uno di quelli che consiglio di avere in fisico, non fosse che per la copertina d’epoca. Venti tracce, un po’ di grasso qua e là come in tutti gli album di Tupac, ma un cuore che batte e che giustifica ogni ascolto integrale.

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